LAnotaMAGGIORE

testi e accordi dei miei pensieri

Archivi per il mese di “agosto, 2012”

Parole di Niccolò Fabi…

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L’immagine non è sempre apparenza. Il candore di un artista trapela anche attraverso una conversazione telefonica in cui la distanza tra chi intervista e chi risponde si declina al gusto dell’ascoltare e del raccontarsi. Niccolò Fabi non si inventa personaggio mediatico, si rivela esattamente per quello che sembra. Niente maschere. “E’ solo un uomo quello di cui parlo, del suo interno come del suo intorno”. La sua storia sembra scorrere più di altre verso l’orizzonte dell’umana condivisione di progetti e gioie. Il concerto “Parole di Lulù”, tenutosi il 30 agosto 2010 in memoria della figlia prematuramente scomparsa, resterà nel cuore del mondo come un avvenimento storico.

Al di là di tutti i significati che possono essere attribuiti a quel grandissimo evento, si è trattato di un momento in cui molti (artisti e spettatori) hanno scelto di fermarsi e di concedersi a una giusta causa. Cosa ti è rimasto dentro, umanamente e professionalmente?

“Non è facile spiegare, tanto quanto comprendere il valore di quel giorno. Umanità e professionalità combaciavano, non c’erano barriere di nessun genere. La cosa che ho capito è che la vera alleanza e comunanza di intenti può esistere, si può essere uniti veramente”.

“Costruire è saper rinunciare alla perfezione”. Lo dici in una tua canzone. Ma essere impegnato nel “costruire” un ospedale in Africa non rasenta la perfezione?

“Non lo so, ma sono sicuro che quel progetto rappresenti la cosa migliore che ho fatto da quando sono nato. E’ un “costruire” non solo materiale, ma soprattutto emotivo”.

“Gli artisti non provano emozioni più degli altri, però riescono a renderle visibili”. Sono le tue parole pronunciate in un’intervista televisiva di qualche tempo fa. E’ per questo che sei tornato a suonare, perché senti di avere una “missione”?

“Credo che la differenza non sia tra chi fa arte e chi non la fa. Non c’è una classifica delle professioni, tutto è legato all’importanza che viene data alle cose che apparentemente non sono visibili. Penso di poter trovare più affinità con un bancario piuttosto che con un musicista. E’ una questione di atteggiamento, al di là di qualsiasi attitudine professionale. Per rispondere alla domanda dico “si”, a quarantatre anni non posso più nascondermi, sento di avere un compito”.

Se dico “Puglia” a cosa pensi?

“A un luogo in cui si torna volentieri. Non solo si va, ma ci si torna. C’è un ottimo equilibrio tra calore, ispirazione e una mentalità efficace ed efficiente. L’accoglienza è una risorsa importante, come il sentimentalismo meridionale, come la potenza della natura”.

(tratto da articolo pubblicato sul Nuovo Quotidiano di Puglia in data 27 maggio 2011)

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Quattro chiacchiere con Anna Mazzamauro…

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Anna Mazzamauro nei panni della Signorina Silvani

Non è facile disfarsi di una maschera riuscita come quella della Signorina Silvani nella fortunatissima saga di “Fantozzi”. Anna Mazzamauro lo sa bene e continua ancora a oggi a convivere col peso di quel personaggio che interpretò in ben otto pellicole cinematografiche. Ma la carriera dell’attrice romana non può essere ridotta alle pur indiscutibili doti da caratterista sfoggiate al fianco di Paolo Villaggio.

Nella sua vita ha fatto teatro, cinema e televisione. Quale di queste dimensioni predilige?

“Sono prima di tutto un’attrice teatrale, il palco e il contatto diretto con il pubblico sono componenti vitali di cui non potrei fare a meno. All’esperienza cinematografica sono legati molti ricordi positivi e alcuni negativi. Ho bazzicato nei programmi televisivi il tempo necessario per assumere un po’ di notorietà ma ora ho chiuso con quel circuito. D’altronde, che ci va a fare al giorno d’oggi una come me in televisione?”.

E’ l’unica attrice al mondo ad aver interpretato il Cyrano de Bergerac, un ruolo prettamente maschile. Le piacciono le sfide?

“Mi piace guardare oltre l’apparenza delle cose. Non mi sono mai preoccupata del sesso dei miei personaggi, ma solo dell’essenza. Del Cyrano ho amato la creatività, lo spirito di sofferenza, la capacità di amare”.

Quali vesti teatrali sogna ancora di indossare?

“Tra i personaggi maschili vorrei interpretare il Mercante di Venezia. Sono un’amante del teatro classico e prima o poi farò  Medea. Devo solo aspettare il momento giusto. Purtroppo la cultura in Italia sta vivendo un momento triste, il massacro delle idee passa dalla richiesta esclusiva di spettacoli divertenti. Sembra che la gente sia ormai schiava di format di scarso valore artistico”.

C’è qualche proposta comica attuale che trova interessante?

“Mi piace Fiorello. Fa ridere la gente, ma lo fa con classe. Purtroppo l’Italia è piena di comici da quattro soldi che cercano di suscitare ilarità con barzellette e parolacce. L’avanspettacolo italiano ha avuto tra i suoi protagonisti artisti del calibro di Totò, Vianello, Tognazzi. Faremmo bene a non dimenticarcene mai”.

Ha mai avuto paura di restare intrappolata nella maschera della Signorina Silvani?

“Non potrei mai rinnegare quel personaggio. Accetto tranquillamente che la gente mi riconosca in aeroporto e ancora oggi mi chieda di farne le smorfie più rappresentative. D’altro canto penso di aver fatto molto altro nella mia carriera per cui poter essere ricordata dal pubblico”.

E’ vero che in prima istanza avrebbe dovuto interpretare la moglie di Fantozzi?

“Sì, ma quando mi presentai imbellettata al provino il regista Luciano Salce mi disse che era necessaria una figura più brutta per impersonare la moglie del ragioniere. Così fui scelta per la parte della Silvani”.

A proposito di aneddoti, è vero che abbandonò un impegno di doppiaggio per un film del Maestro Federico Fellini?

“Ero giovanissima e Fellini pretendeva che dessi voce a una vecchia di novant’anni. Personalmente non mi sentivo portata. Allora il regista mi disse “Mezzamauro, può fare di meglio”. Il fatto che avesse storpiato il mio cognome mi fece andare in bestia. Risposi al maestro: “Dottor Felloni, chiami qualcun’altra al posto mio”. E me ne andai”.

Ultimamente è stata ospite della Vela Latina a Brindisi, città che ha vissuto uno dei momenti più brutti della sua storia lo scorso 19 maggio? Qual è il contributo che l’arte può fornire nei momenti difficili della vita?

“Reciterei gratis per il prossimo secolo se servisse a cambiare le cose, ma purtroppo non è così. Possiamo solo cercare di non dimenticare quanto accaduto, perché non sarebbe giusto nei confronti delle famiglie coinvolte e nei confronti di noi stessi”.

(articolo pubblicato sul Nuovo Quotidiano di Puglia in data 16 luglio 2012)

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