LAnotaMAGGIORE

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Archivi per il mese di “ottobre, 2012”

Ortelle: “cronaca rosa” e fumante della Fiera di San Vito

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Sul calendario esistono i giorni “rossi” che contrassegnano le festività tanto attese dai lavoratori.
Ma esistono anche i giorni “rosa”
Rosa come la cronaca delle vicende sentimentali.
Rosa come i succulenti maiali di Ortelle.
La fiera di San Vito è appuntamento annuale imperdibile per appassionati di gastronomia, falsi esterofili, convinti campanilisti e soprattutto per grandi consumatori di carne suina.
Non me vogliano vegetariani e vegani. Con questo articolo non voglio assolutamente rimettere in discussione le priorità che ognuno dà o è costretto a dare alla propria dieta per ragioni di salute o di etica. La mia “cronaca rosa” vuole solo narrare di una serata attesa un anno intero, in cui il piacere di stare con una bella compagnia di amici carnivori è stato condito degnamente da sale e pepe riposti in piccoli involucri di carta stagnola.
La carne è quasi passata in secondo piano.

Dopo questa bugia impietosa posso proseguire.
Basterà guardare le foto nella galleria allegata (contributo di un quanto mai affamato Dario Rovere) per comprendere lo spirito goliardico sprigionatosi dopo aver ingerito un panino con salsiccia piccante, due “turcinieddi”, una quantità imprecisa ma sostanziosa di lesso, cotica inclusa. E’ questo il piatto forte. Talmente forte che la digestione può subire dei piccoli ritardi. Ovviamente non ci sono regole ferree: le quantità possono mutare a seconda dei soggetti mangianti, così come l’offerta che ogni stand presenta alla fiera. Ce n’è per tutti i gusti: insalate di maiale, fettine cotte sulla brace, capicollo, salsicce, arrosto misto, fegatini. Tutto o quasi tutto si svolge nel padiglione principale, una struttura immensa che nei quattro giorni della fiera, una delle più antiche del sud Italia, è attraversata da migliaia e migliaia di visitatori, alcuni provenienti da altre regioni italiane.

Diamo a Cesare quel che è di Cesare: il mio caro amico Ermes De Mauro ne sa una più del diavolo quando si tratta di mangiare. Già l’anno scorso aveva proposto il paradiso di Ortelle come tappa obbligatoria dei nostri abituali viaggi culinari. In pochi cogliemmo la veridicità delle sue parole su una situazione definita a dir poco esaltante. Come dargli torto? Trecentosessantacinque giorni fa c’è stata la folgorazione, ieri sera la conferma che i centosessanta chilometri complessivi percorsi per andare e tornare a Brindisi (Ortelle è localizzata nel profondo Salento) sono un investimento da fare indiscutibilmente.

La fiera di San Vito non è solo gastronomia. E’ tanto altro. E’ un momento di incontro, di condivisione, di scambio (“un pezzo di salsiccia a me, un pezzo di lesso a te”), di accoglienza.
Non posso non dedicare un ringraziamento particolare ai componenti dello staff dell’azienda “Carne Vitale”, un nome e una garanzia. Per quindici indimenticabili e meravigliosi minuti mi sono sentito uno di loro.
Un “grazie” va soprattutto a Marco che ha dispensato gadget e panini.
La cordialità non è dote sconosciuta da queste parti, ma niente va dato per scontato.
Della serie “Mangia, bivi e stuscìate susu”

Ed ecco voi una breve e condensata cronaca rosa
Di rosa ci sono i maiali.
Di sentimentale c’è l’affetto che nutro per questi animali.

I sei spavaldi che l’anno scorso sfidarono le intemperie sono diventati dodici in occasione dell’edizione 2012.
Un abbraccio va a Ermes De Mauro, Dario Dimitri, Angelo Dimonte, Marco Picoco, Dario Rovere, Francesca Gigante, Silvia Colella, Francesca Franco, Luigi Gorgoni, Valentina Daloisio e al piccolo Lorenzo.
Speriamo di essere più numerosi il prossimo anno.
Ci dispiace per chi ha preferito restare a casa o non è potuto venire.
In un modo o nell’altro abbiamo mangiato anche per loro.

Ps: è partita la raccolta delle adesioni per il prossimo anno.

Ciao!

Vincenzo

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Davide, re della Pole dance

Partiamo dalla notizia di cronaca: il brindisino Davide Zongoli si è aggiudicato il titolo di campione europeo di pole dance all’European pole sport championship 2012. L’ennesimo trofeo va a rinfoltire una bacheca prestigiosa che già raccoglie il titolo nazionale e un settimo posto raggiunto agli ultimi mondiali di Londra. Niente male se si pensa che Zongoli si è avvicinato alla pole dance da pochissimo tempo. Una vera e propria folgorazione quella che ha colto il brindisino da anni lontano dalla sua città natale perché impegnato a livello internazionale nell’ambito della danza e della danza acrobatica. Ha lavorato sia nei programmi trasmessi dalle principali emittenti televisive nazionali e straniere (La Corrida, Serata d’Onore, I Migliori Anni, Dancing with the Stars, Red or Black), sia nei più grandi teatri europei ( La Fenice di Venezia, L’Arena di Verona, il Teatro Real di Madrid) ricoprendo ruoli da solista e primo ballerino. Nel 2005 è entrato a far parte della compagnia di danza aerea acrobatica Kitonb dove ha imparato e perfezionato varie discipline (cerchio, tessuti, corda, trapezio, cinghie) grazie alle quali è stato chiamato a Londra a partecipare come ballerino acrobata aereo nel tour europeo “ Labyrinth” della cantante Leona Lewis. Per citare tutti gli aneddoti legati alla carriera di Davide Zongoli non basterebbe un libro, ma torniamo alla pole dance di cui lo stesso brindisino è ormai una bandiera riconosciuta all’unanimità. La maggior parte della gente comune sarebbe portata a pensare a qualche forma di “intrattenimento” sulla scia del film “Striptease”. Niente di più sbagliato. La pole dance è una disciplina che combina danza e ginnastica. E’ considerata come una forma di esercizio fisico e può essere utilizzata sia come allenamento aerobico che anaerobico. Le scuole e le qualifiche si stanno sviluppando in tutto il mondo con l’aumento della popolarità di questo sport che però non rientra nel cerchio delle discipline olimpioniche. L’impegno dell’atleta nostrano è indirizzato anche a ottenere questo importante riconoscimento sportivo. Ma non è finita qui. Attualmente Zongoli è membro di una delle più famose compagnie europee di danza aerea acrobatica (Les Farfadais), è responsabile nazionale per la Fisac della sezione AcroDance, è vice presidente del primo social network dedicato a danza, arte, musica e movimento (www.showon.it), è ideatore e direttore artistico dell’Extreme dance championship: il primo concorso in Europa, aperto a tutto il mondo, che suggella l’incontro e la contaminazione tra la danza e le discipline acrobatiche e che vanta l’appoggio dell’International circus festival “City of Latina” e del Pole paradise studio’s aerial performance tournament di Hong Kong. Cosa si può aggiungere a tutto questo? A Davide piacerebbe non poco l’idea di fare qualcosa di artisticamente  importante per Brindisi. Per ora i suoi tentativi di stabilire un contatto in terra natia non sono stati colti da chi di dovere. Forse sarebbe il caso di fare un passo (non di danza) indietro.

(articolo pubblicato su Nuovo Quotidiano di Puglia in data 10 ottobre 2012)

Questione di “Testa”..

Non è tipo da concerti allo stadio Gianmaria Testa, né da baracconi chiassosi aperti indistintamente al pubblico. Il cantautore di Cavallermaggiore preferisce la forza delle parole sussurrate, della poesia intimista, delle linee melodiche che sposano il jazz raffinato e l’andatura leggera della musica folk. Non ama premere l’acceleratore, sia nella vita che nell’arte. Si può volare a bassa quota, mantenendo una stretta malinconica con la “veduta aerea” che suggerisce il modo migliore per non dimenticare una stagione andata. Oppure si possono ascoltare le vibrazioni lente di quelle sere che non è facile liberare “come le onde dal mare, come le stelle dal mare”. Modi diversi di conquistare l’intensità.

Gianmaria Testa, la sua è una storia strana. Il successo è giunto prima all’estero e poi in Italia…

«È una situazione figlia della casualità. Il primo interessamento a produrre un disco senza apportare modifiche al mio lavoro è arrivato dalla Francia. In Italia qualcuno aveva provato ad avvicinarmi, ma con la volontà di gestire la mia arte. Ho preferito muovermi autonomamente, seguire il mio istinto e basta. Facevo il ferroviere e non avevo bisogno di fare soldi attraverso la musica. Oggi la questione è un po’ più complicata. La musica e la cultura in Italia soffrono della mancanza di finanziamenti e i privati che investono non possono tralasciare obiettivi commerciali che hanno poco da spartire con l’arte. Non condanno i format come “X Factor” e affini, ma non condivido le formule accelerate che bruciano indistintamente le idee e le tappe intermedie nel percorso di formazione di un artista».

Quali ascolti e quali letture l’hanno influenzata maggiormente nel suo “cammino artistico”?

«A dodici anni ascoltai per la prima volta un brano di Georges Brassens, tradotto da Fabrizio De André. Mi accorsi allora che la musica non era solo quella che passava in radio, ma c’era qualcuno che la usava per raccontare delle cose importanti. Da un punto di vista poetico le intense letture televisive di versi dell’Odissea da parte di Ungaretti hanno rappresentato l’imprinting su cui ho costruito un interesse crescente».

Il tema del viaggio è ridondante nella sua produzione, così come quello del mare. Come spiega questi legami particolari?

«Sono nato in una parte del Piemonte in cui arrivano ventate che conservano e dispensano il profumo della brezza marina. Forse anche per questo mi sono sempre sentito “orfano” del mare. Il “viaggio” è spesso riferito al tema della migrazione verso altre terre. Nella prima parte della mia vita ho vissuto “staticamente”. La mia è una famiglia di contadini in cui è forte il senso di appartenenza alla propria terra. Per alcuni anni ho fatto anche io il contadino, per poi lavorare come capostazione. Forse quell’assenza di movimento ha contribuito successivamente a farmi viaggiare, con il corpo e con la mente».

Cosa si sente di consigliare ai giovani, in particolar modo a quelli che coltivano il sogno di trasformare in lavoro la propria propensione artistica?

«Semplicemente di perseguire i propri sogni con tenacia, affiancando alle proprie passioni un lavoro sicuro che dia stabilità e che consenta di fare arte senza condizionamenti esterni».

(articolo pubblicato sul Nuovo Quotidiano di Puglia in data 09.03.11)

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