LAnotaMAGGIORE

testi e accordi dei miei pensieri

Archivi per il mese di “novembre, 2012”

L’artigiano del rock: Gianni Maroccolo

Gianni Maroccolo è una delle firme più illustri e autentiche del rock “made in Italy”. Il musicista/produttore artistico è passato agli onori della cronaca come uno dei fondatori dei Litfiba e per alcune importanti collaborazioni (Marlene Kuntz, CCCP).
Il 30 e 31 gennaio 2013 sarà sul palco dell’Alcatraz di Milano con i suoi vecchi compagni di giochi Pelù, Renzulli e Aiazzi per rispolverare la celebre “Trilogia del Potere”. Non si tratta di una semplice reunion, ma di un modo per rivivere quella che molti fan considerano la stagione artistica più importante della band toscana (1983/1989).

Ne approfitto per proporvi una mia intervista a Maroccolo di qualche tempo fa, realizzata in occasione della sua partecipazione allo “Yeahjasi! Brindisi Pop Fest 2012”.

Maroccolo, come si colloca la sua figura in un panorama musicale lontano anni luce dallo stile di vita e dal modo di “fare musica” che ha caratterizzato i Litfiba? Si è mai sentito “fuori luogo”?
“Ho sempre rincorso esperienze diverse, incontri umani e artistici, ben conscio di quanto sia importante per ogni uomo avere chiara la realtà in cui vive. Certo, spesso mi sono sentito avulso da ciò che mi circondava, ma ho preferito capire, ascoltare, informarmi per aprire la mente nella musica come nella vita”.
Uno dei suoi pochi rimpianti è di non aver proseguito l’esperienza live all’estero con i Litfiba..
“In effetti sì. Il pubblico ci apprezzava per come eravamo, non c’era nessuna barriera di lingua o di genere. I Litfiba era una band di caratura internazionale”.
Ricorda qualche aneddoto particolare di quel periodo?
“Ho vissuto per un po’ di tempo su un battello, sulla Senna, ospite dei manager di Fela Kuti. Ne accadevano di tutti i colori. Basti pensare alle perquisizioni ad ogni dogana in cui arrivavamo in situazioni “pessime” a bordo della peugeot di Piero Pelù”.
In un’intervista di qualche tempo fa ha dichiarato che la musica ha ormai perso il valore che aveva in passato. A cosa è legato questo pensiero?
“E’ la lettura oggettiva della realtà di questi tempi. Salvo per rare eccezioni, la musica oggi è puro intrattenimento. Si tratta di una perdita di forza e di interesse. Sono cresciuto ascoltando musica, per me era ed è una necessità. Ora è diverso, ma non sono uno di quelli che pensa che si stava meglio prima. Sono in corso mutazioni sociali naturali, tutto qui”.
 Perché aveva deciso di appendere il basso al chiodo?
“Avevo scelto di smettere proprio in uno di quei momenti in cui si pensa di non avere più niente da aggiungere, in cui ci si sente “fuori luogo”. Alcuni avvenimenti mi hanno fatto cambiare idea”.
Che cosa pensa della partecipazione dei Marlene Kuntz all’ultima edizione del Festival di Sanremo?
“Penso che ogni spazio vada occupato se questo viene fatto con dignità e onestà intellettuale”.
Cosa le ha lasciato un personaggio come Giovanni Lindo Ferretti?
“Artisticamente è stata un’esperienza meravigliosa. Come persona mi ha aperto la mente. Mi ha arricchito umanamente e intellettualmente”.
Perché in più occasioni ha parlato del musicista come di un “artigiano”?
“Odio definirmi artista, produttore o musicista. Credo di essere un artigiano e di avere rincorso i miei desideri e la mia voglia di creare attraverso la cultura del lavoro”.
Pensa che sia importante per un musicista ascoltare tutti i generi di musica o è meglio procedere ad ascolti specializzati?
“Non apprezzo chi giudica, chi divide la musica in generi, stili, mode. Personalmente, ascolto di tutto e in modo non prevenuto. Scopro bellezza anche dove non mi aspetterei di trovarla”.
 C’è un artista con cui le piacerebbe collaborare?
“Brian Eno, una sorta di “faro” per me”.
Ha mai pensato a cosa avrebbe fatto se non si fosse innamorato della musica?
“Avrei fatto il marinaio e avrei coltivato la passione della musica come hobby”.
 Il primo giugno 2012 è tornato sul palco con i Litfiba dopo oltre ventidue anni. Che sensazioni ha provato? 
“Un’emozione indescrivibile. Il momento più toccante è stato quando abbiamo provato lo spettacolo in sala. Dopo qualche minuto di imbarazzo generale, ci siamo ritrovati come nella nostra cantina ai vecchi tempi. La sera del concerto c’era da commuoversi. Era palpabile l’emozione di chi da anni ci chiedeva di riunirci almeno per una volta. Sono stato bene”.
Cosa si sente di consigliare ai giovani che vogliono vivere di musica?
“Non ho molti consigli da dare, ma ho più di trent’anni di esperienze sul groppone da condividere con i miei giovani colleghi musicisti”.

Annunci

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: