LAnotaMAGGIORE

testi e accordi dei miei pensieri

Archivi per il mese di “novembre, 2013”

Zanetti, come Roberto Baggio..

robi javier

Non mettevo piede a San Siro dal 2002.
Ai tempi, durante un’improbabile gita di quinto superiore a Milano decisi di visitare uno dei tempi del calcio con alcuni compagni di classe.
Sul campo, Milan e Roma diedero vita ad un incontro scialbo conclusosi senza goal e senza boato della curva.
Pur non avendo interessi diretti in gioco in quella partita, ci rimasi abbastanza male.
Ancora oggi, però, ricordo perfettamente gli applausi scroscianti quando sul maxischermo apparse il nome di Roberto Baggio, autore di due reti nel match giocato simultaneamente dal Brescia con la Fiorentina.
Il “Divin Codino” rientrava da un grave infortunio e dalla conseguente operazione al legamento crociato del ginocchio sinistro.
Quello buono, per intenderci.
Dopo settantasette giorni il campione era tornato in campo e aveva regalato la vittoria alla sua squadra.
Per un magico minuto le tifoserie avversarie presenti sugli spalti a San Siro si unirono in un’ovazione al Baggio nazionale.
La speranza condivisa da tutti era che il commissario tecnico Giovanni Trapattoni si convincesse ad inserirlo nella lista dei convocati al Campionato mondiale di calcio che da lì a due mesi si sarebbe svolto in Corea del Sud e in Giappone.
Non fu così.
Ci rimasi molto male.
Ma quel minuto di applausi non lo dimenticherò mai.

A distanza di undici anni rimetto piede a San Siro.
Per la prima volta ho la possibilità di assistere ad una partita dell’Inter.
I nerazzurri sono chiamati a confermare contro il Livorno la bella prestazione di Udine della settimana precedente.
Pregustare la goleada è d’obbligo.
In realtà, ancora una volta ne esce fuori una partita giocata sottotono in cui l’Inter porta a casa il bottino pieno grazie ad un autogol del portiere amaranto e alla rete del terzino Nagatomo (l’avessi preso al fantacalcio).
Anche in questo caso, un singolo episodio ha giustificato pienamente il prezzo del biglietto: a poco meno di dieci minuti dalla fine della partita, il capitano Javier Zanetti ritorna in campo dopo l’infortunio patito nello scorso aprile. Quando si toglie la pettorina, si alza il boato della curva Nord che, per l’occasione, ospita la mia seconda presenza nello stadio milanese. Due sgroppate a centrocampo in vecchio stile mandano in visibilio il pubblico presente.
L’argentino si è allenato duramente in questi mesi, non è tornato per fare la figurina, ma per dare una mano alla squadra.
A quarant’anni suonati vuole stupire gli scettici.
Sono certo che ci riuscirà.

Zanetti, come Roberto Baggio, rappresenta il bello del calcio, esempio di professionalità, sportività e classe. Uno degli ultimi esempi rimasti in uno sport malato di business, di corruzione, di violenza.
Zanetti, come Roberto Baggio, è la punta più alta e visibile di un iceberg sotto la quale c’è del marcio.
C’è del marcio nelle società, nei comportamenti di alcuni calciatori e di alcune tifoserie.
Zanetti, come Roberto Baggio, unisce gli avversari nel pieno riconoscimento di un valore che va al di là dei colori della maglia.
Zanetti, come Roberto Baggio, rappresenta uno dei motivi per cui, ancora oggi, continuo a seguire il calcio.

ps: il riferimento a Javier Zanetti e Roberto Baggio non implica il fatto che non ci siano altri professionisti seri che si impegnano per mantenere alti i valori dello sport.
pps: un ringraziamento speciale va alla mia piccola Amelia che mi ha accompagnato nella curva nerazzurra pur avendo un’altra fede calcistica.

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