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Parole di Niccolò Fabi…

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L’immagine non è sempre apparenza. Il candore di un artista trapela anche attraverso una conversazione telefonica in cui la distanza tra chi intervista e chi risponde si declina al gusto dell’ascoltare e del raccontarsi. Niccolò Fabi non si inventa personaggio mediatico, si rivela esattamente per quello che sembra. Niente maschere. “E’ solo un uomo quello di cui parlo, del suo interno come del suo intorno”. La sua storia sembra scorrere più di altre verso l’orizzonte dell’umana condivisione di progetti e gioie. Il concerto “Parole di Lulù”, tenutosi il 30 agosto 2010 in memoria della figlia prematuramente scomparsa, resterà nel cuore del mondo come un avvenimento storico.

Al di là di tutti i significati che possono essere attribuiti a quel grandissimo evento, si è trattato di un momento in cui molti (artisti e spettatori) hanno scelto di fermarsi e di concedersi a una giusta causa. Cosa ti è rimasto dentro, umanamente e professionalmente?

“Non è facile spiegare, tanto quanto comprendere il valore di quel giorno. Umanità e professionalità combaciavano, non c’erano barriere di nessun genere. La cosa che ho capito è che la vera alleanza e comunanza di intenti può esistere, si può essere uniti veramente”.

“Costruire è saper rinunciare alla perfezione”. Lo dici in una tua canzone. Ma essere impegnato nel “costruire” un ospedale in Africa non rasenta la perfezione?

“Non lo so, ma sono sicuro che quel progetto rappresenti la cosa migliore che ho fatto da quando sono nato. E’ un “costruire” non solo materiale, ma soprattutto emotivo”.

“Gli artisti non provano emozioni più degli altri, però riescono a renderle visibili”. Sono le tue parole pronunciate in un’intervista televisiva di qualche tempo fa. E’ per questo che sei tornato a suonare, perché senti di avere una “missione”?

“Credo che la differenza non sia tra chi fa arte e chi non la fa. Non c’è una classifica delle professioni, tutto è legato all’importanza che viene data alle cose che apparentemente non sono visibili. Penso di poter trovare più affinità con un bancario piuttosto che con un musicista. E’ una questione di atteggiamento, al di là di qualsiasi attitudine professionale. Per rispondere alla domanda dico “si”, a quarantatre anni non posso più nascondermi, sento di avere un compito”.

Se dico “Puglia” a cosa pensi?

“A un luogo in cui si torna volentieri. Non solo si va, ma ci si torna. C’è un ottimo equilibrio tra calore, ispirazione e una mentalità efficace ed efficiente. L’accoglienza è una risorsa importante, come il sentimentalismo meridionale, come la potenza della natura”.

(tratto da articolo pubblicato sul Nuovo Quotidiano di Puglia in data 27 maggio 2011)

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