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Ecco Niccolò!

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Niccolò Fabi sa bene quanto sia importante stabilire un contatto diretto con il pubblico. Ne ha dato prova ancora una volta il 14 gennaio durante la prima tappa del suo nuovo tour. Il Politeama Greco di Lecce ha accolto “la paura del debutto e il tremore dell’esordio” dell’artista romano che col Salento e i suoi abitanti ha ormai instaurato un rapporto di stima e di affetto. Negli ultimi due anni Fabi è tornato a suonare da queste parti in ben quattro occasioni e ogni volta ha lasciato il segno. Dopo il concerto in piazza a Villa Castelli si è esibito da solo nell’Anfiteatro romano di Lecce nell’estate del 2011. Appena qualche mese fa è intervenuto presso il laboratorio urbano “Exfadda” di San Vito dei Normanni (occasione in cui ho avuto l’onore di intervistarlo personalmente, lasciatemelo dire). Lunedì scorso è iniziata una nuova avventura in giro per l’Italia a presentare quell’ultimo album che, guarda caso, è stato registrato un anno fa nello studio di Roy Paci, a pochi chilometri da Lecce. “Un lavoro corale”: così lo ha definito a più riprese il cantautore che, nonostante il successo raggiunto in una carriera ultradecennale, continua per la sua strada senza mai cadere vittima della presunzione. Lo“spirito” di cui Fabi parla spesso, la voglia di condividere, il senso di gratitudine nei confronti di chi gli riconosce l’indiscutibile valore, contribuiscono a farne una delle più belle espressioni della musica moderna italiana. L’idea che dietro un grande artista ci sia un grande uomo non dovrebbe dispiacere a nessuno, anzi.

A quanti decideranno di assistere ad una delle prossime tappe del tour, mi permetto di anticipare soltanto che lo spettacolo vale completamente il prezzo del biglietto.
Niccolò Fabi non si risparmia sul palco, si dimena nelle rare parentesi rock, trasuda quell’energia raccolta nei mesi trascorsi tra prove e showcase in versione acustica.
Propone i brani dell’ultimo album, ma non dimentica di regalare alcune chicche del passato.
Buona parte della scaletta si rifà ad “Ecco” e al precedente lavoro in studio “Solo un uomo”.
“Lasciarsi un giorno a Roma”, “Costruire”, “Offeso”, “Il negozio di antiquariato” e un’inedita versione psichedelica di “Capelli” sono brani che non possono essere esclusi da un live.
Quando i musicisti abbandonano il palco per farsi richiamare dal pubblico nel più classico dei riti da concerto, Fabi ritorna da solo e sfoggia una struggente versione di “Fuori o dentro”.
Poi è la volta di Pier Cortese e Roberto Angelini, i due compagni di viaggio prediletti. La forza di questo trio è probabilmente uno degli aspetti più belli della nuova dimensione musicale di Niccolò. Tre strumenti, tre voci non sempre armonizzate, ma la stessa identica intensità (se non lo avete ancora fatto, ascoltate la parte finale del brano “Sedici modi di dire verde” per capire di cosa sto parlando).
Dopo la breve parentesi acustica ritorna la band.
Si chiude con “Ecco”. E il tripudio del pubblico leccese non si fa attendere.
Tutti in piedi ad applaudire Fabi.
Tra la partenza e il traguardo” ci sono le più belle emozioni che solo un suo concerto può regalare.

Nient’altro da aggiungere.
Ecco.

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