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Come il suono dei passi sulla neve..

Zibba

Ho conosciuto Zibba di persona dopo aver ascoltato e assaporato buona parte della sua produzione grazie al suggerimento di amici milanesi che lo seguono dall’esordio.
Qualche tempo fa, presso la Masseria Ospitale di Lecce, si è esibito da solo, chitarra e voce, riportando le sue canzoni all’essenza.
Dal vivo è ancora meglio che sul disco.
Mi piace il contrasto tra la voce graffiante e la delicatezza che riesce ad imprimere alle sue canzoni.
Come un gigante che accarezza i fiori di campo con mani ruvide, segnate dal tempo, senza deturparli.
“Come il suono dei passi sulla neve”.
Probabilmente sono di parte, ma credo che il suo lavoro meriti attenzione.
La partecipazione all’ultimo Festival ne ha suggellato la meritata visibilità mediatica, come poche volte accade quando si parla di canzone d’autore. Quella vera, per intenderci, che poco ha da spartire con stereotipi, tendenze del momento, affannose ricerche di un’identità musicale alternativa.
Non è un caso che il brano “Senza di te” abbia ottenuto il Premio della critica “Mia Martini” e il Premio della Sala Stampa Radio-tv “Lucio Dalla”, ma dietro c’è molto altro.
Qualche giorno prima del concerto in terra salentina ho avuto la possibilità di intervistarlo telefonicamente.
L’intervista non è stata pubblicata interamente, quindi la riporto di seguito.
Buona lettura!

Zibba, c’è un aneddoto particolare dietro l’inizio della sua attività artistica?
“Ricordo perfettamente la mia prima esibizione dal vivo come pianista, avevo quattordici anni. Capì subito di trovarmi a mio agio sul palco, mi piaceva l’energia che mi arrivava dal pubblico. Credo di aver deciso in quella occasione che per tutta la vita avrei provato a fare ciò che, fortunatamente, faccio ancora oggi”.

Pur non avendo i connotati del tipico artista sanremese, è riuscito a partecipare all’ultima edizione del Festival. Com’è cambiata la sua vita?
“Non è cambiato nulla, al massimo arriva qualche richiesta in più per i concerti. Con la band ho costruito una storia solida in questi anni di attività insieme; abbiamo le spalle forti di chi si guarda bene dal modificare il proprio atteggiamento in funzione della maggiore visibilità che alcuni eventi possono conferire”.

Come nasce il nome Zibba & Almalibre? Che tipo di organizzazione c’è alla base della band?
“Il nome è frutto del caso. Ormai siamo una famiglia a tutti gli effetti, ma siamo anche un gruppo di lavoro che non condivide solo la musica, ma anche uno stile di vita e i valori che consideriamo importanti”.

Come nascono le vostre canzoni?                      
“I brani prendono spunto dal vissuto quotidiano, dalle emozioni del momento, da una esigenza di raccontare e raccontarsi. Non c’è mai un lavoro fatto a tavolino, ma c’è una divisione abbastanza netta dei ruoli. Quando propongo una nuova canzone al resto della band, solitamente ho un’idea abbastanza precisa dell’andamento e delle sonorità. I musicisti cercano sempre di lavorare in funzione delle mie indicazioni. Sono abbastanza geloso dell’idea primordiale di ogni brano che scrivo”.

Come cambia il suo approccio alla canzone quando scrive per altri?
“Cambia tutto, mi sento più libero, non devo fare continuamente i conti con la mia emotività. Prima di iniziare a lavorare su un brano, mi piace trascorrere del tempo con l’interprete, ascoltare le sue parole, provare ad immedesimarmi nel suo vissuto”.

Quali sono gli aspetti della musica italiana che proprio non le piacciono?
“Non c’è nulla che non mi piace, la musica di oggi è figlia del nostro tempo. Cerco di prendere gli aspetti positivi, come il rinnovato interesse nei confronti della musica d’autore da parte di una piccola fetta del pubblico”.

C’è un artista con cui le piacerebbe collaborare?
“Ci sono molti artisti con cui attualmente collaboro, tantissimi altri con cui mi piacerebbe collaborare, non solo musicisti. I percorsi virtuosi devono, però, nascere da una scintilla iniziale”.

Cosa mi dice della Puglia?
“E’ l’unica regione in cui mi piacerebbe vivere se dovessi scegliere di allontanarmi stabilmente da casa mia”.

(tratto da articolo pubblicato su Nuovo Quotidiano di Puglia)

 

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