LAnotaMAGGIORE

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Chechi Juri, Juri Chechi!!

Michele Foresta, alias Mago Forest, riprende gli assiomi della comicità popolare senza mai scadere nella banalità. Dopo la gavetta trascorsa a “affinare il mestiere” l’ormai celebre personaggio televisivo ha conquistato la notorietà grazie a Zelig e alla presenza quasi stabile al fianco della Gialappa’s nelle varie edizioni della trasmissione “Mai dire Goal!”.
Foresta, com’è nato il suo personaggio più riuscito?
“Fu una sorta di imprinting dopo aver visto uno spettacolo, ma in generale sono sempre stato affascinato dalla figura dell’antieroe e dall’idea di fare la parodia di quello che mi accadeva intorno”.
C’è un artista che più di altri l’ha colpita particolarmente?
“Sicuramente il grande comico americano Django Edwards che rende in maniera impeccabile la figura del clown moderno. E’ stravagante, trasgressivo, folle. Il suo approccio mi ha colpito fin dalla prima volta che l’ho visto all’opera. Ultimamente l’ho incontrato di persona e mi ha chiesto di recarmi in Spagna per tenere dei laboratori presso la sua scuola. Direi che non potevo chiedere di meglio”.
Viviamo nell’epoca del consumismo artistico. Ciò che va bene oggi solitamente diventa obsoleto domani. Qual è il segreto per restare interessante agli occhi del pubblico?
“Oggi più che mai esporsi artisticamente vuol dire correre il rischio di essere centrifugato insieme a migliaia di altre esperienze. E’ necessario avere una grande passione per quello che si fa, voglia di studiare e migliorarsi, oltre a una grande dose di fortuna. Personalmente ho iniziato a fare spettacoli nelle sagre di paese, quindi ho sviluppato la capacità di entrare in sintonia con la gente guardandola da vicino”.
La gavetta l’ha portata all’estero. Quali sono le differenze più evidenti che ha riscontrato rispetto all’Italia?
“La scuola di mimo che ho frequentato a Milano prevedeva un po’ di pratica sul campo di teatro di strada, tradizione che da noi è sottovalutata, ma che gode di grande importanza in altre parti d’Europa. In Francia come in Inghilterra gli artisti di strada sono molto apprezzati e godono di uno status sociale decisamente più elevato rispetto alla qualifica di “accattoni” che gli italiani sono solito affibbiare loro”.
Chi fa ridere per lavoro come si approccia alla vita di tutti i giorni?
“Con la curiosità di sempre. Le cose più belle che ho fatto nascono dallo spirito di osservazione che permette di mettere a fuoco e di estremizzare alcuni particolari delle gente comune. Inoltre bisogna sempre restare con i piedi per terra. I miei colleghi che vivono su un piedistallo hanno capito ben poco della vita”.
Si sente libero di fare satira in televisione?
“Sostanzialmente sì. Non ricordo di aver avuto mai particolari problemi. Al massimo un paio di volte è stata interrotta una trasmissione per una battuta inopportuna agli occhi della produzione, ma da questo punto di vista lavorare con la Gialappa’s vuol dire stare in una botte di ferro”.
Cosa consiglierebbe ai ragazzi che sognano di intraprendere una carriera artistica?
“Di assecondare la propria indole. Il mestiere del comico si può affinare, non imparare. E poi come diceva Massimo Troisi, la prova del nove è il pubblico. Se fai ridere è bene, se non fai ridere è meglio restare a casa”.
Se non avesse fatto il mago-comico cosa avrebbe fatto?
“Sarei diventato Premier. O magari Papa”.
Ha altro da aggiungere?
“Non sono io il padre del bambino che Raffaella Fico porta in grembo”.

(articolo pubblicato sul Nuovo Quotidiano di Puglia in data 8 settembre 2012)

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