LAnotaMAGGIORE

testi e accordi dei miei pensieri

Archivio per il tag “gianmaria testa”

Questione di “Testa”..

Non è tipo da concerti allo stadio Gianmaria Testa, né da baracconi chiassosi aperti indistintamente al pubblico. Il cantautore di Cavallermaggiore preferisce la forza delle parole sussurrate, della poesia intimista, delle linee melodiche che sposano il jazz raffinato e l’andatura leggera della musica folk. Non ama premere l’acceleratore, sia nella vita che nell’arte. Si può volare a bassa quota, mantenendo una stretta malinconica con la “veduta aerea” che suggerisce il modo migliore per non dimenticare una stagione andata. Oppure si possono ascoltare le vibrazioni lente di quelle sere che non è facile liberare “come le onde dal mare, come le stelle dal mare”. Modi diversi di conquistare l’intensità.

Gianmaria Testa, la sua è una storia strana. Il successo è giunto prima all’estero e poi in Italia…

«È una situazione figlia della casualità. Il primo interessamento a produrre un disco senza apportare modifiche al mio lavoro è arrivato dalla Francia. In Italia qualcuno aveva provato ad avvicinarmi, ma con la volontà di gestire la mia arte. Ho preferito muovermi autonomamente, seguire il mio istinto e basta. Facevo il ferroviere e non avevo bisogno di fare soldi attraverso la musica. Oggi la questione è un po’ più complicata. La musica e la cultura in Italia soffrono della mancanza di finanziamenti e i privati che investono non possono tralasciare obiettivi commerciali che hanno poco da spartire con l’arte. Non condanno i format come “X Factor” e affini, ma non condivido le formule accelerate che bruciano indistintamente le idee e le tappe intermedie nel percorso di formazione di un artista».

Quali ascolti e quali letture l’hanno influenzata maggiormente nel suo “cammino artistico”?

«A dodici anni ascoltai per la prima volta un brano di Georges Brassens, tradotto da Fabrizio De André. Mi accorsi allora che la musica non era solo quella che passava in radio, ma c’era qualcuno che la usava per raccontare delle cose importanti. Da un punto di vista poetico le intense letture televisive di versi dell’Odissea da parte di Ungaretti hanno rappresentato l’imprinting su cui ho costruito un interesse crescente».

Il tema del viaggio è ridondante nella sua produzione, così come quello del mare. Come spiega questi legami particolari?

«Sono nato in una parte del Piemonte in cui arrivano ventate che conservano e dispensano il profumo della brezza marina. Forse anche per questo mi sono sempre sentito “orfano” del mare. Il “viaggio” è spesso riferito al tema della migrazione verso altre terre. Nella prima parte della mia vita ho vissuto “staticamente”. La mia è una famiglia di contadini in cui è forte il senso di appartenenza alla propria terra. Per alcuni anni ho fatto anche io il contadino, per poi lavorare come capostazione. Forse quell’assenza di movimento ha contribuito successivamente a farmi viaggiare, con il corpo e con la mente».

Cosa si sente di consigliare ai giovani, in particolar modo a quelli che coltivano il sogno di trasformare in lavoro la propria propensione artistica?

«Semplicemente di perseguire i propri sogni con tenacia, affiancando alle proprie passioni un lavoro sicuro che dia stabilità e che consenta di fare arte senza condizionamenti esterni».

(articolo pubblicato sul Nuovo Quotidiano di Puglia in data 09.03.11)

Annunci

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: