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Ortelle: “cronaca rosa” e fumante della Fiera di San Vito

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Sul calendario esistono i giorni “rossi” che contrassegnano le festività tanto attese dai lavoratori.
Ma esistono anche i giorni “rosa”
Rosa come la cronaca delle vicende sentimentali.
Rosa come i succulenti maiali di Ortelle.
La fiera di San Vito è appuntamento annuale imperdibile per appassionati di gastronomia, falsi esterofili, convinti campanilisti e soprattutto per grandi consumatori di carne suina.
Non me vogliano vegetariani e vegani. Con questo articolo non voglio assolutamente rimettere in discussione le priorità che ognuno dà o è costretto a dare alla propria dieta per ragioni di salute o di etica. La mia “cronaca rosa” vuole solo narrare di una serata attesa un anno intero, in cui il piacere di stare con una bella compagnia di amici carnivori è stato condito degnamente da sale e pepe riposti in piccoli involucri di carta stagnola.
La carne è quasi passata in secondo piano.

Dopo questa bugia impietosa posso proseguire.
Basterà guardare le foto nella galleria allegata (contributo di un quanto mai affamato Dario Rovere) per comprendere lo spirito goliardico sprigionatosi dopo aver ingerito un panino con salsiccia piccante, due “turcinieddi”, una quantità imprecisa ma sostanziosa di lesso, cotica inclusa. E’ questo il piatto forte. Talmente forte che la digestione può subire dei piccoli ritardi. Ovviamente non ci sono regole ferree: le quantità possono mutare a seconda dei soggetti mangianti, così come l’offerta che ogni stand presenta alla fiera. Ce n’è per tutti i gusti: insalate di maiale, fettine cotte sulla brace, capicollo, salsicce, arrosto misto, fegatini. Tutto o quasi tutto si svolge nel padiglione principale, una struttura immensa che nei quattro giorni della fiera, una delle più antiche del sud Italia, è attraversata da migliaia e migliaia di visitatori, alcuni provenienti da altre regioni italiane.

Diamo a Cesare quel che è di Cesare: il mio caro amico Ermes De Mauro ne sa una più del diavolo quando si tratta di mangiare. Già l’anno scorso aveva proposto il paradiso di Ortelle come tappa obbligatoria dei nostri abituali viaggi culinari. In pochi cogliemmo la veridicità delle sue parole su una situazione definita a dir poco esaltante. Come dargli torto? Trecentosessantacinque giorni fa c’è stata la folgorazione, ieri sera la conferma che i centosessanta chilometri complessivi percorsi per andare e tornare a Brindisi (Ortelle è localizzata nel profondo Salento) sono un investimento da fare indiscutibilmente.

La fiera di San Vito non è solo gastronomia. E’ tanto altro. E’ un momento di incontro, di condivisione, di scambio (“un pezzo di salsiccia a me, un pezzo di lesso a te”), di accoglienza.
Non posso non dedicare un ringraziamento particolare ai componenti dello staff dell’azienda “Carne Vitale”, un nome e una garanzia. Per quindici indimenticabili e meravigliosi minuti mi sono sentito uno di loro.
Un “grazie” va soprattutto a Marco che ha dispensato gadget e panini.
La cordialità non è dote sconosciuta da queste parti, ma niente va dato per scontato.
Della serie “Mangia, bivi e stuscìate susu”

Ed ecco voi una breve e condensata cronaca rosa
Di rosa ci sono i maiali.
Di sentimentale c’è l’affetto che nutro per questi animali.

I sei spavaldi che l’anno scorso sfidarono le intemperie sono diventati dodici in occasione dell’edizione 2012.
Un abbraccio va a Ermes De Mauro, Dario Dimitri, Angelo Dimonte, Marco Picoco, Dario Rovere, Francesca Gigante, Silvia Colella, Francesca Franco, Luigi Gorgoni, Valentina Daloisio e al piccolo Lorenzo.
Speriamo di essere più numerosi il prossimo anno.
Ci dispiace per chi ha preferito restare a casa o non è potuto venire.
In un modo o nell’altro abbiamo mangiato anche per loro.

Ps: è partita la raccolta delle adesioni per il prossimo anno.

Ciao!

Vincenzo

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